teoria del colore: brevi cenni

La storia della teoria del colore è ricca di maestri, filosofi e scienziati che si sono interessati ad essa arricchendo nei secoli i fondamenti che la regolano. Senza andare troppo indietro ricordiamo che Goethe, contrapponendosi alla teoria di Newton, fu colui che sostenne che la luce scaturisce dai colori e non il contrario e fu sempre  Goethe a costruire il cerchio cromatico entro il quale dispose i colori primari, il porpora, il giallo e il blu e i rispettivi complementari, il verde, il violetto e l’arancione. Da questa collocazione di tipo circolare deriva il cerchio cromatico di Itten che ancora oggi utilizziamo tutti:

la ruota dei colori
la ruota dei colori di Itten

Come si vede i tre colori primari (rosso, giallo, blu) compongono il triangolo centrale, mentre i tre colori secondari (arancio, viola, verde) completano l’esagono centrale; dalla mescolanza dei primi con i secondi derivano i colori terziari che sono disposti circolarmente secondo il criterio della vicinorietà:

I fattori

Come sappiamo l’infinita gamma di colori esistenti è possibile dalla mescolanza dei tre fattori: saturazione, tonalità e luminosità.

La tonalità è il concetto più immediato da comprendere in quanto si tratta della tinta del colore e quindi a seconda dei casi si tratterà di rosso, giallo, blu etc. In pittura si parla di colore puro senza aggiunta di bianchi o neri.

le tonalità

La luminosità invece specifica la quantità di bianco o di nero presente nel colore percepito così da renderlo più chiaro o più scuro. Anche il concetto di luminosità è fondamentale nell’utilizzo dei colori nel makeup ma anche nell’abbinamento per creare outfit armonici perché solo l’uso sapiente del chiaroscuro crea effetti cromaticamente interessanti.

esempio di  luminosità a tonalità e saturazione costanti

La saturazione invece corrisponda al grado di purezza o intensità di un colore. Il concetto di saturazione è un po’ più complicato ma è importante specialmente nella mescolanza dei pigmenti come per esempio quando ci trucchiamo. Per semplificare il concetto possiamo dire che quando un colore tende al grigio vuol dire che è poco saturo. Nella pittura,come nel makeup, si smorza l’eccesso di saturazione di un colore aggiungendo il suo complementare. Infatti in caso di rossori al viso utilizziamo i correttori verdi, la cui mescolanza producono appunto un colore neutro e si afferma appunto che il correttore verde neutralizza la couperose!

esempio di saturazione

 

costruire una palette dalla maglia preferita

“Ciao sono Silvia…mi piace molto il mondo del beauty…impazzisco per la moda….a volte ho paura di sbagliare, specialmente nell’accostare i colori….sento parlare di “palette” di colori….di abbinamenti convenzionali…che significa ….ho qualche speranza di imparare?…”

Ciao cara Silvia e ciao a tutti, grazie per i complimenti nella tua lunga email. Stai tranquilla, si può imparare. La teoria e tecnica dei colori, ben conosciute da tutti coloro che lavorano nel settore artistico come fotografi, pittori, architetti ed ovviamente designer, si possono apprendere. Di volta in volta ne accenno qualcuna come quella di oggi che rimanda alla teoria della ruota dei colori e ad alcune  “regole” alla base della costruzione di una palette. Sappiamo tutti che esistono i colori primari (rosso, blu, giallo) dai cui derivano i colori secondari ( arancio, verde, viola).

colori primari e secondari

Dalla combinazione dei colori primari e secondari derivano i colori terziari e via via è così possibile costruire la ruota dei colori:

 

la ruota dei colori

Come è facile intuire la gamma di colori e sfumature è infinita, così come gli accostamenti di essi tra loro e dipendono da alcuni fattori che possiamo definire oggettivi e soggettivi. Tra i fattori oggettivi includiamo le “regole” in base alle quali accostiamo i colori tra loro creando armonie cromatiche mentre tra i fattori soggettivi rientra la particolare sensibilità  dell’artista nel creare una palette originale e “perfetta”. Non a caso ho parlato di artista perché la creazione di una composizione cromatica armonica caratterizza l’ ideazione artistica come la creazione di una fotografia, di un dipinto, di un arredamento di un outfit… Proviamo a fare insieme un esercizio pratico partendo dalla maglia indossata nella foto inviatami  dalla nostra amica Silvia che è di un colore complesso, polvere di intensità media. La valutazione (dalla foto, sigh!) dei toni della pelle chiara ,sottotono neutro e e dei capelli biondo chiaro mi suggeriscono di includere il colore perla a illuminare la tonalità della maglia. A questi due colori ho accostato il color oro chiaro( relazione complementare) e il polvere chiarissimo ( relazione monocromatica) creando i quattro base ai quali ho contrapposto il nero brillante che ne risalta la delicatezza.

palette 010

E’ ovvio che imparare le “regole” non significa automaticamente costruire un outfit vincente! Bisogna costruire un equilibrio armonico tra ciò che siamo dentro e ciò che mostriamo all’esterno attraverso l’uso sapiente di linee, tagli, colori, dettagli che accostiamo…ed ecco che ho preferito il pantalone a zampa color nero che slancia la figura non troppo alta, il foulard di seta che movimenta e interrompe la percezione di un ovale magro e allungato, le collane dorate che riempiono il decolté…ma ancora non basta. Eh sì, perché, come ormai sappiamo bene, un outfit vincente deve essere la  rappresentazione reale di noi stessi. Quante volte ci è capitato di osservare una bella ragazza, con un bel vestito, con un bel taglio capelli, tutto bello ma…qualcosa, non meglio definito, non va, ci appare stridente… E’ ciò accade quando dimentichiamo la parte più profonda e costruiamo un immagine artefatta di noi…si avverte e si traduce inesorabilmente in una caduta di stile! Quindi lavoriamo su di noi, tiriamo fuori il meglio che abbiamo, giocando con il fashion.

l’esperto risponde: il peeling meccanico

“Salve mi chiamo Rosita….ho sentito parlare di vari peeling da fare in casa….sarebbero la soluzione a vari problemi… è davvero così semplice, basta leggere le istruzioni? …e poi potresti indicarmi che tipo di peeling usare?…. quante volte  in un mese è possibile farlo e se ci sono controindicazioni?….lo so che ti ho fatto un mare di domande ma  non vorrei fare qualche pasticcio perché già la mia pelle è delicata….”

Ciao Rosita la tua email mi dà la possibilità di parlare di un argomento che credo interessi un po’ tutti dal momento che ci teniamo a prenderci cura della nostra pelle per mantenerla in salute e bellezza. Sappiamo che l’uso di questo tipo di prodotti favorisce il processo di esfoliazione dello strato più superficiale e rigenera lo strato più profondo con grandi effetti benefici e migliorativi dell’aspetto della pelle come grana più fine, colorito più luminoso, diminuzione di macchie e imperfezioni, azione di prevenzione e contrasto dell’invecchiamento. Prima di qualsiasi discorso però è necessario chiarire i tre termini a cui fai riferimento e che molto spesso vengono utilizzati indifferentemente: scrub, gommage e peeling. Lo scrub in genere consiste in una crema che contenendo microgranuli abrasivi, consente attraverso l’azione meccanica di eliminare le ruvidità del corpo ( gomiti, talloni, etc.) e le cellule morte dello strato superficiale del viso donando nuovo splendore. Similarmente il gommage si differenzia però dallo scrub per un’azione molto più delicata in quanto questa tipologia di crema contiene un’alta percentuale di elementi idratanti e nutrienti che permettono di effettuare un’azione esfoliante  adatta anche alle pelli più delicate. I peeling o meglio i peeling chimici, a cui dedicherò un post d’informazione generale, sono dei composti a base di sostante alfa e beta-idrossiacidi e sono da effettuare sempre  su esclusiva indicazione del dermatologo e da eseguire in centri specializzati. A dir il vero anche per il peeling meccanico, compreso i gommage delicati, a mio giudizio è sempre opportuno chiedere il parere al proprio dermatologo perché solo il medico può valutare lo stato di salute della nostra pelle e indicarci gli interventi migliori e adatti ad essa. Nel caso in cui abbiamo avuto il “via libera” dal nostro medico perché la nostra  pelle non presenta particolari esigenze e problematiche, possiamo introdurre  la routine del peeling meccanico nelle nostre buone abitudini. Per quanto riguarda la  frequenza dobbiamo ricordare che è strettamente collegata alla tipologia della nostra pelle; ci accorgiamo subito se tira troppo e se al contrario tollera con tranquillità anche ripetute sedute e quindi un’attenta osservazione è il metodo più sicuro per renderci conto dello stato di salute e calibrare gli interventi. In generale un gommage può essere  ripetuto con tranquillità con un intervallo di una decina di giorni. In commercio sono presenti moltissime soluzioni, si può dire che ogni casa di cosmetici ha immesso un prodotto di questo tipo nelle propria linea e, come sempre, dopo averne provati e confrontati tanti, qui, anche per una questione di spazio, ne propongo solo un paio per ogni fascia economica tra quelli che reputo migliori.

Peeling meccanico fascia alta oltre 90,00€

la prairie esfoliante

 

 

 

 

 

 

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peeling meccanico di fascia media entro 60,00€

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peeling fascia economica entro 30,00€

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Shiseido esfoliante

Mi chiedi come effettuarlo? Ovviamente con delicatezza, facendo attenzione ad evitare la zona perioculare, insistendo un po’ di più nella zona a T, con movimenti circolari….e se ci trovassimo senza? Possiamo sempre attingere alle antiche ricette delle nostre nonne che, lungi dall’essere una perdita di tempo, molto spesso si rivelano efficaci ed economici rimedi casalinghi come il gommage al miele che ti propongo nel tutorial.

 

I punti di cucitura: il sottopunto

Ciao a tutti, eccomi con un altro breve post per soccorrere le amiche  alle prese con l’orlo del pantalone. Quale punto eseguire per effettuare la cucitura e come fare a far si che non si vedano i punti? Bene, proviamoci insieme. Premesso che in generale i punti si scelgono in base al tipo di stoffa e alla funzione che devono svolgere come per esempio i punti di preparazione(provvisori) o decorativi o di cucitura vera e propria. La cucitura di un orlo in genere non deve sopportare molte tensioni e per essa si utilizza molto frequentemente il sottopunto che consente una discreta tenuta e nello stesso tempo, effettuato da mani esperte, la totale invisibilità sul lato del diritto del lavoro.

I punti di preparazione: le marche

Ciao a tutti, parliamo ancora di punti di preparazione i dolenti “punti lenti” o marche. Sì, è vero, questa è un’operazione un po’ noiosa senza dubbio ma è di fondamentale importanza per il risultato del nostro lavoro in termini di precisione e vestibilità perché è proprio attraverso questa operazione che trasferiamo il disegno ricavato dal nostro cartamodello, sulla stoffa. Come si danno questi punti e come si tagliano? Vediamolo insieme:

Per prima cosa infiliamo l’ago con il cotone per imbastire e infiliamo nella stoffa a circa 2mm dalla traccia del disegno facendolo fuoriuscire a distanza regolare, senza mai tirare il filo.

punti lenti
le marche

Completato il lavoro, sarà necessario “aprire” le marche tirando delicatamente i due lembi nel senso opposto in modo da allentare la cucitura e tagliare centralmente il filo.

apertura marche
apertura delle marche

in questo modo avremo trasferito il disegno effettuato con il gessetto lungo il margine del cartamodello su entrambi i lati della nostra stoffa garantendo l’assoluta simmetria e la precisione della cucitura.

 

 

 

 

I punti di preparazione: imbastitura

Ciao a tutti, proviamo in questo post a spiegare per le meno esperte come fare un’imbastitura in maniera semplice e corretta. Sembra una cosa facile , anzi scontata, ma chiedendo un po’ in giro mi sono resa conto che in fondo non è così, che sono molte di più le persone che trovandosi nella necessità di dover fare una “semplice piega” ad un pantalone….vanno in crisi! Ecco allora una piccola e semplice spiegazione della prima e fondamentale operazione se si vuole cucire due lembi di stoffa, sostituire una lampo o accorciare un orlo: imbastire la stoffa. Che significa? Sostanzialmente significa unire due parti con dei punti ampi in modo tale  da poter apportare delle eventuali modifiche necessarie, senza rovinare la stoffa. Quindi la prima operazione dopo il disegno( in caso di confezionamenti di un capo) o la misurazione ( in caso di orlo) è imbastire la stoffa per poi passare alla prima misura. Vediamo insieme come si procede. innanzitutto infiliamo l’ago con cotone per imbastitura di colore bianco per capi scuri o molto colorati di colore più scuro per capi bianchi o con colori tenui. Ipotizzando l’imbastitura di una cucitura di un capo da confezionare, prendiamo i due lembi, sistemiamoli al rovescio( cioè diritto contro diritto) e infiliamo l’ago nella stoffa a circa 2 mm dalla traccia della cucitura( disegno o marche)  e facciamolo fuoriuscire alternando un punto corto ad un punto lungo senza tirare molto il filo.

imbastitura
punto imbastitura

In questo modo riusciremo ad unire in maniera provvisoria i due lembi pronti per la misura!

un evegreen: la gonna tubino (terzo step)

Cuciture e rifiniture

Ciao a tutti, eccoci all’ultimo step del tutorial di sartoria per la realizzazione della gonna tubino, quello di cucitura e confezione. Bene, riprendiamo i nostri  due”pezzi” del dietro uniamoli con un’ imbastitura , lungo la traccia ottenuta con le marche, partendo dall’orlo fino al punto C cioè a circa 20cm dalla vita (questo ospiterà la lampo invisibile). Allo stesso modo operiamo le due imbastiture per unire il dietro e il davanti e chiudiamo le quattro pinces. A questo punto dobbiamo passare alla prima “misura”: indossiamo la gonna imbastita, chiudendo il punto vita con uno spillo e osserviamoci davanti ad uno specchio. Valutiamo se la gonna necessita di qualche piccolo aggiusto nei punti di imbastitura. Se siamo soddisfatti del risultato ottenuto possiamo passare alla cucitura vera e propria, in caso contrario effettuiamo l’aggiusto e facciamo una seconda misura.  Solo quando alla misurazione ci sembra tutto perfetto possiamo passare a cucire secondo le modalità  del cucito a macchina o,  per chi non possiede una macchina da cucire, secondo le modalità del cucito a mano. Quindi ripassiamo con punti dritti sulle tracce dell’imbastitura; successivamente inseriamo la lampo invisibile e poi rifiniamo operando con uno punto  zigzag lungo i sei bordi delle tre cuciture, dell’orlo e del bustino. Pieghiamo la stoffa del bustino e dell’orlo lungo la traccia delle marche e fissiamo la piega con gli spilli, eseguiamo a mano un sottopunto di chiusura. Accendiamo il ferro da stiro, voltiamo la gonna dal rovescio e  ripassiamo tutte le cuciture “aperte” in modo da appiattirle e allo stesso modo stiriamo l’orlo e il bustino. La nostra gonna è pronta!

Drittofilo: come tagliare un tessuto

Drittofilo: è davvero così importante?

Ciao a tutti, vorrei provare a dare qualche chiarimento su di un argomento molto tecnico ma nello stesso tempo fondamentale per la vestibilità di un capo di abbigliamento; credo che qualche dritta sul drittofilo possa essere utile anche a coloro che non si interessano di sartoria ma che in questo modo possono riconoscere un capo di alta sartoria da un altro di minor pregio.Molto spesso, nella maggior parte dei casi, quando un capo non veste bene o addirittura “torce” significa che è stato commesso un errore di taglio. In questo breve post  vi aiuterò a riconoscere il drittofilo del tessuto e in questo modo a tagliare il tessuto in maniera corretta, affinché cada “a piombo” senza difetti. Ogni tessuto varia in base alla propria armatura, cioè al modo in cui i fili (di trama e di ordito) si intrecciano fra di loro. Proprio dall’analisi dell’armatura si può determinare, quando c’è, il diritto e il rovescio di un tessuto. Infatti nel lino il filo di trama passa alternativamente sopra e sotto i fili di ordito per cui i tessuti di questo genere (come il cotone, canapa, tela etc.) non hanno rovescio.

Anche i tessuti come tweed, tartan o gabardine non hanno rovescio perché avendo un’armatura con intreccio obliquo sono double-face. Al contrario i tessuti ad armatura raso o satin, come la seta, invece hanno una struttura più complessa: da una parte predominano i fili di trama e dall’altra i fili di ordito e quindi è possibile riconoscere il diritto e il rovescio. Anche l’osservazione delle cimose è utile per riconoscere il diritto di un’armatura. Infatti lungo le cimose sono presenti dei piccoli fori che penetrano di più dal rovescio e fuoriescono leggermente dal dritto lasciando sollevato il filo: li si percepisce chiaramente passandovi sopra un dito. In molti tessuti, a seconda delle fantasie e specie negli jacquard, il rovescio è molto più bello del diritto e può essere utilizzato per effetti particolari.

Quindi il tessuto è formato da una trama e un ordito, cioè da fili longitudinali che si intersecano con i fili trasversali, quando questi fili si incontrano ad angolo retto la stoffa è in drittofilo. La direzione dei fili longitudinali, cioè l’ordito, si chiama drittofilo verticale e questo corre parallelo alla cimosa. I fili trasversali, quelli della trama, formano il drittofilo trasversale che è perpendicolare alla cimosa; poiché i fili longitudinali sono più forti e stabili di quelli trasversali, gli indumenti sono per la maggior parte tagliati sul drittofilo verticale. trama ordito

In conclusione prima di poter effettuare un taglio, pieghiamo la stoffa, con il tessuto al rovescio nella parte esterna, unendo le cimose. Posizioniamo la stoffa su di un tavolo ampio e comodo con la cimosa posta sul lato della base più vicino a noi: il drittofilo del tessuto corrisponde al filo orizzontale in parallelo alle cimose. Sistemiamo così il nostro cartamodello, seguendo la linea del drittofilo disegnata e appuntiamolo con degli spilli. Le cimose hanno una struttura diversa, non vanno quindi considerate quando si taglia il tessuto.

 

È importante ricordare che il posizionamento del diritto filo è un’operazione fondamentale e che ne guadagnerà il nostro lavoro: quindi facciamo sempre attenzione che la stoffa sia disposta in drittofilo prima di iniziare a tagliarla, se non lo è, l’indumento non cadrà bene e non avrà nemmeno una buona vestibilità.

 

un evergreen: la gonna tubino(secondo step)

Piazzamento e taglio

Eccoci al secondo step nel quale vi aiuto a sistemare il nostro cartamodello sulla stoffa e a effettuare il taglio. Come al solito vi seguirò passo dopo passo  sia con lo schema sia con il video in modo tale che anche le meno esperte possano seguire tutti i passaggi senza difficoltà. Per prima cosa  dobbiamo sapere quanta stoffa ci occorrerà e ovviamente ciò dipenderà dalle nostre misure; in media se la gonna non deve superare il ginocchio e il nostro giro fianchi è inferiore a 120 cm potranno essere sufficienti i classici 70cm di stoffa. Che tipo di stoffa? Quella che più ci piace…con l’avvertenza per le meno esperte che stoffe particolarmente delicate come la seta o il velluto liscio o molto elastiche presentano un grado di difficoltà superiore e che per questo le lascerei a qualche lavoro da fare in futuro. Il primo passo è quello di individuare il drittofilo  dopodiché uniamo le cimose con la parte a rovescio esterna e sistemiamo la stoffa su di un tavolo ampio e comodo. Sistemiamo il cartamodello del davanti in drittofilo lungo la piegatura della stoffa come da schema e fissiamolo con gli spilli negli angoli; allo stesso modo sistemiamo il cartamodello del dietro accanto a quello del davanti. Dobbiamo lasciare  2cm per ogni lato e 5cm per l’orlo. Con il gessetto tracciamo il disegno del nostro cartamodello facendo attenzione a non discostarci dai contorni di carta. Ora possiamo dedicarci al taglio : con le forbici ben affilate ci manteniamo alla distanza prevista(2cm per ogni lato e 5cm per l’orlo) perché dobbiamo lasciare lo spazio per le cuciture.

Una volta terminato, delicatamente solleviamo la carta ma, lasciando appuntati gli spilli, così da ottenere i due pezzi della gonna piegati. Infiliamo l’ago con il cotone bianco per imbastitura e diamo le marche lungo tutto il disegno per entrambi i pezzi della gonna. Aiutandoci con le mani, apriamo i punti lenti delle marche e tagliamo centralmente il cotone; in questa maniera abbiamo riportato il disegno specularmente sull’altra metà. Il gioco è fatto ora non ci resta che…l’ultimo step!

 

 

un evergreen: la gonna tubino (primo step)

Prada AI 2017 Milano

Oggi dedichiamo il nostro tutorial di sartoria ad un evergreen di cui nessuna di noi può fare a meno: la gonna tubino. In qualsiasi stagione, nei più svariati tessuti e colori, per tutte le età, mini o longuette la possiamo inserire in tantissimi outfit  risolvendo anche in accostamenti inediti. Proviamo a immaginarla in tessuti diversi, magari higt tech, o in lunghezze diverse, mixata a un chiodo e cintura e ci accorgiamo in un attimo che sta nascendo un out fit che “spacca”.

Chloe AI 2017 Parigi

 

 

 

 

 

 

 

 

….e poi vuoi mettere?  Poter realizzare un tubino perfetto, di quelli che seguono le tue forme senza difetti….è una gran soddisfazione e se vogliamo un bel risparmio! Forza, mettiamoci al lavoro!

Primo step:  costruire il cartamodello

Secondo step:  piazzamento e taglio 

Terzo step: cuciture e rifiniture

Come sempre prima ancora di cominciare dovrai prendere le misure, (meglio ancora se lo farà qualcuno al posto tuo) secondo questo schema che ormai conosci:

misure del corpo

 

 

 

 

 

 

giro seno: prendere la misura passando il metro dritto sotto le ascelle

giro vita: passare il metro nel punto più stretto del giro vita

giro fianchi basso: passare il metro attorno al bacino, nel punto più largo del giro fianchi , appena sopra il cavallo

giro fianchi alto: passare il metro attorno al bacino, nel punto mediano tra il punto vita e il punto fianchi

altezza: prendere la misura al centro partendo dal punto vita e fermandosi nel punto dell’altezza desiderata

altezza bacino: prendere la misura al centro dal punto vita e fermandosi all’altezza del giro fianchi basso

strumenti necessari: riga, squadra, matita, gomma per cancellare, foglio per cartamodelli

Misure standard per una taglia  44 (controllare la corrispondenza delle misure e eventualmente modificarle)

B: giro vita: 75 cm.
D: giro fianchi basso : 97 cm.
C: giro fianchi alto bacino: 20 cm.
E: altezza gonna: 50cm.

Trasferite sul cartamodello:
AB= altezza gonna 50 cm. drittofilo
AC= altezza bacino 20 cm.
CD= 1\4 fianchi 97:4=24.25
BE=CD – 3cm= 21.25
Unire DE
AF= 1\4 vita + 2cm. di pince= 75:4= 18.25+2= 20.25
G= Centro 1° pince= AF: 2= 20.25: 2= 10.12
Lunghezza pince davanti 9cm.                                                                                               Lunghezza pince dietro 11 cm
Disegnare la pince: al punto G segnare 1cm. a dx. e 1cm. a sx. quindi disegnare la pince
Disegnare il fianco FD
Da A scendere di 1cm. e unire fino al punto F con una leggera curva.
Dal punto D disegnare la retta DE’